Pantalica

Se vi chiedessi di pensare ad un posto dove poter trascorrere qualche giorno in piena tranquillità, lontano dal fastidiosissimo caos cittadino, cosa rispondereste? Sicuramente molti menzionerebbero qualche famigerata e sperduta località esotica, altri magari preferirebbero trascorrere qualche giorno di riposo in un assolato casolare di campagna. Senza nulla togliere alle diverse alternative che potreste propormi ed alle migliaia di attività connesse, sono sicura che nessuna possa fare al caso mio. Quando ne ho possibilità e soprattutto quando le condizioni climatiche lo permettono amo trascorrere qualche giorno alla scoperta della Riserva Naturale di Pantalica e della Valle dell’Anapo, un sito di grandissimo rilievo naturalistico, archeologico ed etnoantropologico nel cuore dell’altopiano ibleo, scolpito nel corso dei millenni dal corso del fiume Anapo e dal torrente Cava Grande.

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Passeggiando per i diversi sentieri che si aprono tra la boscaglia, si rimane immediatamente catturati dallo straordinario alveare (non a caso i primi abitanti dell’isola, i Siculi, vengono ricordati come il popolo delle api) di tombe scavate sulle pareti di roccia bianca calcarea che corrono a strapiombo sul fiume dando origine a vasti canyon, meglio conosciuti come  “cave “. Eccoci così di fronte alla necropoli più grande d’Europa costituita da ben 5000 tombe a grotticella, preziosa testimonianza di civiltà antichissime risalenti addirittura all’epoca pre-ellenica (XIII sec. a.C.-VII sec. a.C.).

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Pantalica: patrimonio dell’umanità dell’Unesco

Pantalica costituisce dunque uno straordinario esempio di “civiltà rupestre”. L’uso infatti di abitare nelle grotte non era un fenomeno tipicamente preistorico ma comune anche a popolazioni vissute in epoche storiche relativamente più vicine a noi.

Se infatti ci si sofferma a guardare attentamente sulle pareti, sicuramente noterete una disposizione “a strati” (cioè su piani diversi) delle grotte. Questo vuol dire chiaramente che, nel corso del tempo, le varie generazioni di uomini hanno riutilizzato le grotte pre-esistenti nelle pareti verticali dei burroni ma allo stesso tempo ne hanno scavato di nuove.

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A questo punto ecco svelato l’enigma iniziale. Sicuramente l’ultimo utilizzo che di Pantalica ne è stato fatto è quello di una necropoli e, considerando il corso naturale della vita, la risposta poteva essere facilmente intuibile. Se invece riflettiamo un attimo sulle caratteristiche geo-morfologiche di questo sito, intuiremo altrettanto facilmente che Pantalica ha rappresentato una vera e propria fortezza naturale. Un luogo arroccato, difficilmente accessibile e quindi al sicuro da saccheggi e campagne incursorie.

Pantalica
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L’intera riserva un tempo era attraversata da una linea ferroviaria che collegava i tre snodi principali della Sicilia sud-orientale Siracusa- Vizzini- Ragusa. Purtroppo della vecchia strada ferrata non rimane nulla, solo le numerose gallerie, dove si gode della totale assenza di luce, disseminate lungo gli oltre 10km del percorso principale. Dal corso dell’ex ferrovia si snodano, inoltre, diversi sentieri che permettono di raggiungere alcuni spiazzi in corrispondenza dei due corsi d’acqua o di muoversi verso le vette dell’altopiano per godere del panorama da una posizione assolutamente privilegiata.

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Pantalica: macabra proposta o valida alternativa per gli amanti del trekking, del relax e del turismo culturale?

A voi la scelta…!

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Siciliana DOC. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali. Amante della sicilianità in tutte le sue forme espressive. Appassionata di arte, folklore e viaggi. Orgogliosa di essere terrona.
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