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L’antica ricetta delle “Minni di Vergine”

La Sicilia è nota per la sua ricchezza di dolci, con varianti da città a città. Riesce a soddisfare anche i palati più esigenti. Dietro ai banconi delle pasticcerie il colore la fa da padrone con la frutta candita delle cassate, la variegata frutta martorana e le mini cassatine note in dialetto come “minni di vergine” (seni di Vergine). Questo dolce diffuso in tutta la Sicilia, (Catania, Palermo, Sambuca) è stato anche citato in libri classici come Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa la cui descrizione riesce a fare venire l’acquolina in bocca:

“Don Fabrizio proprio durante il famoso ballo, vedendo di fronte a sè un vassoio di dolci scelse quelli che: “…si sfaldavano scricchiolando quando la spatola li divideva, sviolinature in maggiore delle amarene candite, timbri aciduli degli ananas gialli, e ‘trionfi della gola’ col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche ‘paste delle vergini’ ” e si domandava: “ Come mai il Santo Ufizio, quando lo poteva, non pensò a proibire questi dolci? I trionfi della gola (la gola, peccato mortale!), le mammelle di S. Agata vendute dai monasteri, divorate dai festaioli! Mah”.

Nella letteratura recente, la scrittrice siciliana Giuseppina Torregrossa dedica un intero libro a questo dolce tipico, “Il conto delle minne”.

“Agatì, beddruzza mia, comincia a mischiare la farina con la sugna e sentimi bene, che ti devo raccontare una cosa importante.”

Minne di San'Agata

Minne di Sant’agata. Foto di Teresa De Masi. Diritti riservati.

E da qui inizia il racconto storico-religioso che dà origine al nome del dolce. La maternità si dice sia attribuita ad una suora, Suor Virginia Casale di Rocca Menna del collegio di Maria che, dietro richiesta della marchesa di Sambuca, in occasione del matrimonio del figlio di questa, decise di creare un dolce che stuzzicasse la fantasia degli partecipanti.

Meno profana è l’origine a Catania cui si ispira la scrittrice Giuseppina. Il nome del dolce deve la sua origine alla patrona della città, Sant’Agata, festeggiata dal 3 al 5 febbraio. In quei giorni Catania mostra tutta la sua devozione alla “picciridda” le cui spoglie sono portate in giro fino all’alba del 6 febbraio.

La storia narra che l’imperatore romano Quinziano si era innamorato di lei e voleva averla a tutti i costi. Al rifiuto della giovane fanciulla che aveva deciso di consacrare la sua vita alla religione, Quinziano la fece arrestare e martirizzare facendole strappare i seni. Si racconta che San Pietro le apparve in carcere e le fece ricrescere le mammelle. Fu comunque messa a morte il 5 febbraio del 251 d.C.

I dolci catanesi hanno la forma di due cupolette di pasta frolla bianca sormontate da una ciliegia candita. Scrive Torregrossa nel suo libro:

“ La decorazione era una fase particolarmente delicata e io percepivo tutta la solennità del momento. Le cassatelle dovevano assomigliare a seni veri, altrimenti correvamo il rischio di scontentare la santa che, suscettibile com’era, avrebbe potuto toglierci la sua protezione. La nonna si metteva gli occhiali, apriva le persiane per far entrare più luce, poggiava una ciliegina, si allontanava un poco dal tavolo e controllava che fosse centrata bene…”.

Minna di Sant'Agata

Minne di Sant’Agata. Foto di Gianluca. Diritti riservati.

Ed ecco la ricetta per poter riprodurre questo stuzzicante dolce anche a casa.

Ingredienti per 8 persone:
500 gr di farina
150 gr di zucchero semolato
150 gr di strutto o margarina
1 uovo
1 albume
500 gr di crema di latte* (vedi ricetta a piè di pagina)
latte
50 gr di zuccata a dadini
50 gr di cioccolato fondente a scaglie
250 gr di zucchero a velo
1 cucchiaio di succo di limone
ciliegine candite
Tempo di preparazione :45 minuti
Tempo di cottura: 20 minuti

Preparazione
Impastate la farina setacciata con lo zucchero semolato, lo strutto, l’uovo e il latte necessario per ottenere un composto omogeneo e consistente. Avvolgetelo in pellicola trasparente e ponetelo in frigo per un’ora; poi stendetelo in una sfoglia sottile. Ritagliate dalla pasta dei dischetti di circa 8 cm di diametro. Adagiatene metà in altrettanti stampini a coppetta e riempite la cavità con la crema di latte mescolata con la zuccata e il cioccolato. Coprite con i tondini rimasti e sigillate i bordi; poi capovolgete i dolcetti e trasferiteli in una placca rivestita da carta da forno. Spennellate la superficie con l’albume leggermente battuto e infornate a 200° per venti minuti. Stemperate lo zucchero a velo con quattro cucchiai di latte e il succo di limone. Sbattete il composto con una frusta fino ad ottenere una crema liscia e abbastanza densa. Ricoprite le paste già fredde con la glassa preparata e dopo qualche minuto decorate la sommità con una ciliegina. Fate asciugare completamente prima di servire.

*Ricetta crema di latte:
Ingredienti per 4 persone
5 dl di latte
80 g di amido per dolci
1 limone non trattato
100 gr di zucchero semolato
Tempo di preparazione: 10 minuti
Tempo di cottura: 20 minuti

Scaldate 4 dl di latte con lo zucchero e la scorza di limone (solo la parte gialla) ben lavata; poi, filtratelo e incorporatelo al liquido rimasto in cui avete stemperato l’amido. Ponete il preparato su fiamma bassa e lasciate addensare.

Buon appetito!

Per saperne di più:

FotoS.Agata

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